La ragazzina è ferma accanto ad un binario, dove passano solo treni merci, uno ogni tanto. Indossa un vestitino rosa spento ornato da una stampa a piccoli fiori di un rosa più scuro.
Sotto all’orlo del vestito spuntano due gambe magre, la sinistra finisce in una scarpa da tennis di tela rosa, la destra, più corta e storta, è ingabbiata da un apparecchio ortopedico e finisce in una scarpa nera con una suola molto alta.
Sta immobile, la parte destra del viso è raggrinzita in una smorfia e l’occhio destro, contratto, spesso lacrima, dandole un breve spasmo, lei asciuga la lacrima con un fazzolettino di tela.
Quando passa un treno il vestito svolazza, i sottili capelli biondi si scompigliano e lei chiude leggermente gli occhi, non completamente perché le piace vedere la scia sfocata del convoglio, poi asciuga la lacrima e torna immobile.
A volta si sposta più vicina al binario e lo spostamento d’aria la fa leggermente barcollare.
L’uomo è alto, molto alto e magro. Ha le spalle leggermente incurvate e le orecchie sporgenti. Indossa un paio di pantaloni troppo corti che gli lasciano scoperte le caviglie magre, e una specie di casacca da pittore, azzuro slavato, con un nastro rosso attorno al collo che fa un grande fiocco. I capelli sono pochi e spettinati all’indietro, e nelle mani tiene due sporte di plastica che contengono più o meno tutto ciò che possiede.
Da tempo dorme nei vagoni abbandonati e gli piace aggirarsi in mezzo ai binari silenziosi, gli piace il loro parallelismo inconsapevole e ama gli scambi, gli unici capaci di attentare alla rettitudine dei binari e di alleviare la fatica orizzontale delle traversine.
Ha visto da lontano la figura esile della ragazzina, sulla banchina del binario merci. Da tanto la guarda, la vede asciugarsi l’occhio e vede il leggero singulto che ogni tanto la scuote, ma soprattutto non riesce a staccare gli occhi dall’apparecchio ortopedico, che con la sua struttura metallica si confonde col familiare metallo ferroviario, che lo circonda tutto attorno.
Ci ha messo quasi tutto il pomeriggio ad avvicinarsi, ma finalmente è sulla stessa banchina della ragazzina.
È a distanza di sicurezza e se ne sta lì fermo, con la testa leggermente piegata da un lato, sembra un cicognone triste. La ragazzina guarda sempre davanti a sé, non dà cenno di averlo visto.
Lui aspetta e aspetta, non sa cosa ma aspetta e guarda affascinato l’apparecchio ortopedico, il modo in cui contrasta con la foggia, il colore e i fiori che ornano il vestito. Con la pelle chiara e liscia della ragazzina. Coi suoi capelli sottili e chiari.
Passa un’altra ora e lui senza quasi accorgersene fa una scorreggia, forte e prolungata.
La ragazzina scuote leggermente le spalle e lui capisce che ha sorriso. Sorride anche lui, come un bambino, e fa un’altra scorreggia, un po’ più sonora. Ancora una volta la ragazzina scuote le spalle, asciuga la lacrima e dopo un breve singulto si rimette ferma. Lui, ora che trovato il modo di comunicare, poggia a terra le due sporte, poi fa tre passi dicendo “pio” ad ogni passo, al quarto passo fa un’altra scorreggia.
Adesso la ragazzina ride proprio e lentamente si gira verso di lui. Lui vede le spalle magre, la gamba storta, l’occhio contratto e la smorfia del viso e la trova bellissima. Avanza muovendo il collo avanti e indietro come una gallina, poi spicca un piccolo salto e nel momento in cui atterra scorreggia. La ragazzina adesso ride divertita, lo guarda e senza alcuna malizia si alza leggermente la gonna.
Lui capisce, e inizia a danzare, saltare, strabuzza gli occhi, cammina coi piedi storti, col sedere in fuori, tirandosi ancora più in fuori le orecchie e continuando a scorreggiare come un mantice.
La ragazzina non smette di ridere, asciuga l’occhio, singhiozza, alza la gonna, abbassa la gonna, fa vedere le mutandine rosa e lui è beato. Poi lui si ferma, esausto, la ragazzina ridiventa seria e si gira di nuovo verso il binario. Adesso è buio e lui lentamente e delicatamente arriva a mettersi al suo fianco. Lei gli prende la mano e senza dire niente lo conduce attraverso binari addormentati e carrozze dimenticate, fino ad arrivare ad un vagone dove sale e, dopo un momento di incertezza, sale anche lui. Gli fa cenno di stendersi su un materasso nemmeno troppo sporco, poi si stende accanto a lui, gli appoggia la testa bionda sul petto e si addormenta. L’ultima lacrima gli lascia un piccolo alone umido sulla casacca.
Dopo un poco anche lui si addormenta, e sogna di fare una scorreggia così fortissima che la ragazzina si alza il vestito e non lo abbassa più e non smette più di ridere. E nel sonno sorride.