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Vongole

    Il raggio di sole entra in acqua: immediatamente si rifrange e cambia direzione; poi inizia a scomporsi nei diversi colori dello spettro,  che si separano con angoli leggermente differenti a seconda della loro lunghezza d’onda.  L’acqua gradualmente assorbe i colori, in particolare rosso, arancione e giallo: man mano che il raggio scende in profondità prende i toni del verde e dell’azzurro.

    Quando diventa completamente blu, un pezzo di colore si stacca dal fondale spingendosi con le grandi chele posteriori: il granchio blu — conosciuto anche come lo spazzino del mare —  avanza pigramente guardandosi attorno, le possibili prede sono ovunque, intorno a lui. Di tutti i posti nei quali avrebbero potuto scaricarlo, la laguna del Polesine si era rivelata un paradiso: vongole e cozze ovunque e in grande quantità, un banchetto perpetuo al quale bastava accomodarsi e pasteggiare, accompagnando le pietanze con acqua di mare millesimata.

    Ora, però, le pietanze sono completamente sparite nelle bocche dei suoi fratelli ed è allora necessario orientarsi verso altre specie; se le cose fossero andate male avrebbero dovuto ricorrere al cannibalismo, mangiando i loro stessi piccoli prima che il carapace diventi troppo duro.

    Lui però è lì, in quel tratto di mare e in quel momento, perché cerca l’ultima vongola, un vecchio mollusco che si favoleggia si nasconda in modo così accurato da rendere impossibile trovarlo. Rimane quindi esterrefatto quando, da dietro un’alga che sembra una foglia di palma, vede apparire la vecchia superstite.

    – Buongiorno vongola, non mi aspettavo ti facessi trovare.

    – Buongiorno granchio, sono vecchia e stanca e la curiosità di parlare con te è più forte dell’istinto di sopravvivenza. So bene che è solo questione di tempo prima che tu o uno dei tuoi compagni vi cibiate di me, ma vorrei capire perché siete venuti qui e avete sterminato tutti i molluschi e i pesci piccoli.

    – Vedi, nel luogo da dove veniamo c’era un equilibrio naturale: avevamo i nostri predatori e a nostra volta predavamo. La nostra vita era come quella di tutte le altre specie, l’oceano atlantico è tanto grande e gestendo bene le zone di riproduzione e le difese del branco riuscivamo sempre a cavarcela. Le grandi navi che solcano l’oceano riempiono le chiglie di acqua per stabilizzarsi e così abbiamo iniziato a finirci dentro; non so perché tra tutte le specie solo noi abbiamo avuto il privilegio di essere deportati, ma tant’è. Quando le navi entrano in porto devono ridurre il pescaggio e quindi scaricano l’acqua e con essa scaricano anche noi.

    – E qui non avete predatori?

    – Qualcuno dice che i polpi potrebbero esserlo ma credo che in realtà nessuno sappia come affrontarci.

    – Quello che fatico a capire è: perché sterminare tutte le altre specie? Il mare è abbastanza grande per tutti, avremmo potuto vivere insieme senza darci noia.

    – Lo so e in qualche modo sono d’accordo con te, ma devi considerare la natura: la spinta predatoria è connaturata alla nostra specie e abbiamo bisogno di spazio per riprodurci, quindi necessariamente dobbiamo prenderci il vostro.

    – Non è giusto: siamo qui da sempre, l’economia locale si basa su di noi e siamo sempre riusciti a convivere con l’uomo, anche se paghiamo un alto tributo gastromico. Voi siete arrivati, vi prendete il nostro spazio e mettete in gioco la nostra stessa sopravvivenza.

    – Siamo più forti e poi siamo blu, non giallino pallido come voi, che sembrate fatte per finire in padella. E poi stavamo bene dove eravamo, anche se eravamo predati, vivevamo secondo i ritmi naturali; ci hanno strappati al nostro oceano e deportati qui, e qui abbiamo il diritto di stare.

    – Perché parli di diritto? Le creature del delta vi avrebbero accolti e vi avrebbero lasciato un pezzo di mare per creare la vostra colonia. Ma in pace.

    – A noi non interessa la pace, la pace si fa con chi è più forte, voi siete creature deboli e provinciali, noi siamo figli del grande oceano e quindi ci siamo presi tutto, adesso mi prenderò anche te e…

    Lino Fusetti, figlio di Pietro Fusetti e contitolare del ristorante “Il paradiso della vongola”, tira su la rete e guarda con soddisfazione i granchi blu che si agitano tra le maglie. Certo, la sparizione delle vongole era stata un duro colpo per tutto il settore agro-ittico,  ma quando sei figlio del delta da generazioni hai imparato che c’è sempre un modo per cavarsela: se rispetti il mare lui rispetta te, se il granchio blu mangia tutte le vongole tu cambi insegna e metti quella nuova che recita “Al granchio blu”. E buon appetito.

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