di Gaudente Speciosa
Esuberanti possibilità, spiragli su insoliti accadimenti e, vuoi per noia, vuoi per sciatteria, quelle possibilità andranno a confondersi con le eccedenti banalità quotidiane.
Risolto che è agosto, il mese più baldanzoso e arrogante di tutti i suoi undici fratelli, s’avvia senza permesso settembre.
Ogni mese ha il suo rinserrato ventaglio di possibilità, alcuni sono burrascosi, intrattabili, altri timidi e insignificanti, non tutti ci mostrano le loro capacità di cambiamento allo stesso modo, alcuni fanno impazzire sotto l’influenza di lune e maree.
E ci muoviamo senza cautela in direzioni di solstizi ed equinozi, tra regole e caos, costruzione e distruzione, in attesa, in costante attesa di ciò che deve accadere. I sensi, tutti, sono in allerta per un ipnotico cambiamento che spesso tarda ad arrivare, ma la speranza fa coppia con le primordiali pulsioni di sopravvivenza e allora continuiamo ogni anno con le stesse sequenze, le stesse disinvolte illusioni.
E così, quando arriva settembre, facciamo a gara per pianificare, studiando percorso e tempi di percorrenza, sulla linea di partenza indossiamo abiti sportivi e il numero fortunato sulla maglietta, comode scarpe da corsa calzate e via, via, per agguantare prima del nostro prossimo l’occasione che ci attende al traguardo. Ma quale traguardo? Difficile saperlo.
Succede, dunque, che a settembre diventiamo più insaziabili degli altri mesi dell’anno, carichi d’energia dopo il fantomatico riposo estivo, sappiamo, sentiamo che tutto ci è permesso. E diventiamo cannibali di noi stessi, delle nostre idee, le carichiamo di aspettative perché è così che deve succedere a settembre, nulla può essere lasciato al caso.
Settembre, settembre. Un mese che forse non meritiamo, ricco e sfatto d’attese e di allusioni, inizio e fine, un perpetuo circolare senza sosta. Settembre con i suoi gracili colori, né troppo forti né troppo deboli, in equilibrio perfetto con la vita, la morte e la natura. Ma gli esseri che popolano la terra – che definirei più invasori che abitanti – poco hanno imparato e compreso e nulla comprenderanno in futuro. Eppure, c’è stato un momento in cui uomini e tempo hanno dialogato e hanno giurato fedeltà e reciproco rispetto. Mentre oggi un brusio incessante di voci fuori misura copre e annienta il respiro delle altre forme di vita. Sopra e sotto di noi tutto si compie, nonostante noi, nonostante.
E allora benvenuto settembre! Benvenute esuberanti possibilità, spiragli su insoliti accadimenti e, vuoi per noia, vuoi per sciatteria, quelle possibilità andranno a confondersi con le eccedenti banalità quotidiane.
#laspeciosa
“LA GRANDE SERA” di Giuseppe Pontiggia
VIII – Che cosa significa aspettare.
Etimologicamente significa guardare verso.
È un verbo che può rendere sopportabile o insopportabile la vita.
L’attesa della felicità è un inganno, l’attesa del dolore non può essere ingannata. È solo un altro inganno del linguaggio.
Gli uomini lo sanno tanto bene, che paventano l’incertezza dell’attesa più la certezza del male. E ci sono quelli che, alla paura di precipitare, preferiscono l’abisso del vuoto.
Bello davvero. Una scrittura intensa, concetti a me ben noti e cari. È già settembre
Grazie.
#laspeciosa
«Risolto che è agosto, il mese più baldanzoso e arrogante di tutti i suoi undici fratelli, s’avvia senza permesso settembre.
Ogni mese ha il suo rinserrato ventaglio di possibilità, alcuni sono burrascosi, intrattabili, altri timidi e insignificanti, non tutti ci mostrano le loro capacità di cambiamento allo stesso modo, alcuni fanno impazzire sotto l’influenza di lune e maree.»
Passaggio fulminante!
Bel pezzo e bella scrittura.
Commossa.
Grazie Virgilio.
#laspeciosa