Mio cugino è alto e allampanato, con questo corpo che sembra appena una mezza taglia troppo abbondante; quando si muove c’è sempre un leggero ritardo tra la sua intenzione di movimento e il movimento effettivo.
Mio cugino è sempre vestito allo stesso modo, e considerando che siamo in spiaggia ed è una sera di prima estate, i suoi mocassini marroni e i pantaloni di velluto a costine, completati da camicia azzurra e giacca beige, sono quantomeno fuori luogo. Ma mio cugino è sempre fuori luogo, lo è sempre stato.
Io sono seduto attorno ad un falò con un gruppo di amici e beviamo birra, diciamo stupidaggini e ridiamo molto; poco distante da noi mio cugino, come sempre solo, guarda con estremo interesse il cielo estivo.
Io lo guardo per un poco poi mi alzo e lo raggiungo con calma. Quando gli arrivo vicino lo apostrofo con il solito – Ehi cugino – e lui mi risponde allo stesso modo. Lo guardo e mi guardo, e mi viene da ridere a pensare all’effetto che facciamo uno accanto all’altro: lui vestito da fuori luogo e io con un camicione bianco, pantaloni di lino e scarpe di tela scolorite, anelli e bracciali che sembro una cartomante in vacanza. Lo guardo e lui guarda il cielo.
– Cosa guardi cugino?
– Betelgeuse
– Maddai, la vedi da qui? È troppo lontana!
– Bisogna saper guardare , cugino
– Eh sì, bella forza
– Io la vedo, è proprio lì, quella rossa nella costellazione di Orione
– Non ti offendere cugino, ma io vedo solo un cielo grande con tante stelle piccole e gialle, niente di rosso.
– Bisogna tenere gli occhi a fessura – dice mentre stringe gli occhi – e avere pazienza, tanta pazienza. La prima cosa che vedi dopo un poco è la via lattea, che è molto bella ma ti inganna; è una specie di ragnatela di luce nella quale il tuo sguardo si impiglia e rimane appeso lì.
Io non so proprio cosa dire, ho sempre riconosciuto a mio cugino una genialità tangenziale, per così dire, e voglio vedere dove andrà a parare. Sono sempre stato affascinato dalla possibilità di “vedere oltre”, ci provo sempre e a volte ci riesco ma sono anche tanto distratto, cosa che mio cugino non è, lui quando fa una cosa la fa, con monolitica perseveranza.
Allora gli chiedo – Cugino, ma tu come hai imparato a vedere così lontano?
– Beh, quando si sta quasi sempre soli si perdono tante cose ma si sviluppano anche delle abilità particolari. Che poi io non è che voglio stare solo ma la gente proprio non la capisco, vi vedo quando state insieme che vi dite cose e ridete: si vede che state bene ma io mi annoio, allora preferisco fare altro.
– Cugino, mi insegni?
– Lascia stare, a te piace stare con la gente e fai bene, ma a te la via lattea non ti farebbe mai passare.
– E allora cosa devo fare?
– A loro piace il silenzio, trova il tuo silenzio e magari vedrai. Adesso ti saluto che devo andare a fare il presepio da mettere in macchina.
– Cugino, il presepio a giugno?
– Natale arriva in un attimo, preferisco prendermi per tempo.
E se ne va, mentre io rimango a fissare stupidamente il cielo.
Saper stare nel silenzio e riuscire a guardare oltre, non soltanto lontano ma a volte dentro, quel dentro che ci sfugge mentre fissiamo stupidamente altro.
Un piccolo gioiellino questo tuo racconto.
Bravo
gs