Sto cercando per la centesima volta di finire il livello sulla play. Il pesce è sempre morto, galleggia a pancia in su, ma io non gli metto più da mangiare. Infatti sono andato in un posto di internet, dove chiedi una cosa e qualuno ti risponde. Ho scritto “pesce resuscitato” sulla finestra di ricerca. Uno di Foggia mi ha detto che a lui il pesce gli è rimasto morto per tre mesi, ogni giorno gli metteva da mangiare come facevo io. Solo che il suo pesce quando è resuscitato ha mangiato tutto il cibo dei tre mesi prima ed è rimorto di indigestione. Allora adesso al mio gli lascio solo il cibo per uno o due giorni.
Come ogni giorno a fine mattina esco e vado a comprare il pane, c’è una panettiera bona che si chiama Vanessa che mi piace tanto, ha un bel paio di bocce e una bocca coi labbri belli grossi ma non come le negre, labbri grossi italiani. Lei fa la carina con tutti, il Nibbio direbbe che fa la zocccola, a me se mi guarda mi guarda come se mi sgridasse, però tanto io compro il pane a vado a casa mentre lei rimane sempre lì nell’acquario del panificio, mi sembra il mio pesce.
Mentre sono in coda sento una mano sulla spalla e una voce bassa, grave e familiare “Ciccio – dice la voce – ho sognato che assurgevamo, io e te! Mi sono svegliato con il corpo coperto di minuscoli cristalli di ghiaccio, con un colpo di reni li ho fatti salire in aria e si è creato un ologramma d’acqua di una donna bellissima che mi ha detto “Ho bisogno di te mio salvatore, ti aspetto”.
Sono bastate due parole e mi è tornata l’ammirazione, non so cosa vuol dire assurgevamo e neanche ologramma ma lui ha un sacco di parole che non si trovano neanche in rete. “Ciccio – continua – dobbiamo fare nuovamente stormo, tu sei il mio fido scudiero e il custode della bianca polvere degli angeli, che mi necessita per esprimere la mia possanza iperterrena. Tra mezz’ora si parte.” E se ne va prima che mi giri.
Dopo mezz’ora esatta sono di nuovo davanti al panificio, prima di uscire ho spento la play e ho dato una controllata al pesce, sempre defunto. Appena salgo in macchina mi mette sulle ginocchia la tavola dei codici, come chiama il vassoio sul quale mi fa montare la coca (stavolta in plastica rossa, non più in vetro) parte sgommando e intanto dice “Siamo i guerrieri dai sacri lombi, siamo macchine senzienti e impietose, siamo i desideri obliqui e inconfessati e lanciamo verso il cielo gli strali acuminati del destino!”.
Io intanto ho preparato sulla tavola dei codici tre belle striscie di polvere degli angeli. Il Nibbio le vede con la coda dell’occhio e accosta. Poi con aria solenne tira fuori una banconota da 500 euro e dice “È la nostra missione più importante, ci vuole uno snot di livello superiore. Pipperemo come Dei, Ciccio!”.
Arrotola cerimoniosamente la banconota, si china sulla tavola dei codici e si pippa rumorosamente tutte e tre le righe, una e mezza per narice. Si alza di scatto con gli occhi sbarrati, un filo di sudore sopra al labbro superiore e le orecchie che iniziano a diventare rosse. “Prepara la paglia Ciccio, l’ologramma d’acqua invoca il nostro intervento vindice!” E riparte sgommando sulla Romea, il tachimetro segna 160 e lui ansima e parla a voce troppo alta “Vedo profilarsi un destino di gloria, tu sei il Sancho Pancha, il mio sergente Garcia, il fido Bernardo, insieme daremo nuova vita terrena alla fanciulla olograstica e chiunque si opponga lo tramuteremo in sangue e polvere d’ossa, ho i canini assetati”.
Io non dico niente, penso alla fanciulla olograstica e ancora non ho capito perché stiamo viaggiando a rotta di collo verso i lidi ferraresi.
Nel frattempo preparo paglie a nastro, il Nibbbio è entrato in modalità turbo, ad un certo punto si fa serio e dice “Ella mi indica la via, ella disse cercami tra i fatati serpenti d’acqua e le pallide anguane, dove i quattro ponti si giungono”. Non so cosa dire e so che lui preferisce se non dico niente, quindi preparo paglie, gliele passo, lui le finisce regolarmente o mi lascia un tiro striminzito. Mi sto ancora chiedendo se Sancho Pancha e il sergente Garcia e Bernardo siano cose di complimenti oppure no, ma intanto superiamo in volata il cartello “Comacchio” e il Nibbio inchioda. In fondo alla strada deserta si vedono quattro ponti in pietra che si uniscono in una piazzola. Mi dice “Ciccio, il nostro fulgido destino di sparvieri di luce si va compiendo” tira su col naso rumorosamente e si avvia verso il ponte, con me che gli trottrello dietro.
Arrivati sulla piazzola guardo in basso e vedo che ai quattro lati del ponte ci sono quattro vasche con dentro delle cose nere che si muovono. Il Nibbio con gli occhi ormai fuori dalla testa tiene in mano una spada di plastica gialla. Mi dice “Ginocchio a terra prode Ciccio, è arrivato il momente di glorificare il nostro stormo con lo sprezzo del pericolo e l’audacia maschia che lo distinguono. È il tuo momento, mentre io mi preparo con lavacri e unguenti all’incontro con la fanciulla olograstica tu scenderai tra i serpenti fatati e la riporterai da me”. E con la spada mi tocca una spalla, poi l’altra e infine la testa.
Io non capisco bene, le vasche mi sebrano piene di anguille e mi fanno anche piuttosto schifo, anche a mangiarle, ma il Nibbbio non mi aveva mai nominato cavaliere né mi aveva mai fatto capire che io ero importate per la missione, quindi vinco lo schifo e mi calo nella prima vasca mentre lui con la spada sollevata grida “Riportami la mia Dulcinea!”. Io mi immergo ma a parte fango e anguille viscide non vedo altro. Esco e il Nibbio mi indica la vasca successiva. Ancora niente.
Quando alla fine emergo dall’ultima vasca vedo il Nibbio che mi guarda furente e sibila “Ciccione infingardo e bifido, vergogna della galassia e dei sette regni, ella mi è apparsa or ora e mi ha detto che tu sei impuro, Ciccio, e che solo un cavaliere lucente e senza macchia la può riportare in vita.” Vedo che in mano la tavola dei codici con quattro striscie, a occhio sarà un grammo. Le pippa tutte e quattro, mi lancia il vassoio che mi sbatte sulla testa e mi dice “Ciccione di merda, mai mi sarei aspettato una simile epifania, vado a riflettere sul mio destino, tu rifletti sulla tua cessaggine”. Si allontana verso la macchina e prima di salire mi urla “Prima della prossima volta, vai all’Ikea e compra una nuova tavola dei codici, la voglio verde stavolta”. E se ne va sgommando.
Io mi guardo attorno, allontano stancamente le anguille che continuano ad avvicinarsi e penso che forse, ma proprio forse, mi è venuto in mente dove sbaglio con la play ogni volta che arrivo a fine livello.
Questo nuovo Don Chisciotte vuole proseguire la sua storia: la aspetto!
arrriverà
Questa saga deve essere coltivata. Mi sembri perfettamente centrato.
Grazie, la terza parte è pronta e la quarta è in lavorazione
Fantastico! Merita un libro intero
Sto provando a scriverlo, tnti me l’hanno chiesto, ma un libro è un’altro tipo di sfida…