L’argomento non è proprio leggero quindi il titolo in milanese, che richiama Jannacci, spero sdrammatizzi un po’.
Due anni fa, per una serie di problemi troppo grossi accumulatisi troppo in fretta, sono caduto in depressione, come si dice.
La depressione, per chi non la conoscesse, funziona più o meno così: prima ti fa diventare nervoso e aggressivo, poi ti abbatte e inizia un poco alla volta la sua opera di sottrazione. Ti toglie la voglia, la voglia di fare qualsiasi cosa, poi ti toglie i colori, tu guardi il mondo e vedi tutto avvolto da una foschia scura.
Poi ti toglie la musica, perché la musica non piace alla depressione, che ama il silenzio e l’unico suono che ammette è quello del pianto. Diventi un’ameba che sta tutto il giorno sul divano, guardando nel vuoto e piangendo, spesso e in modo francamente irritante.
I latini hanno una bella parola che lo spiega, e hanno anche una bella canzone che ne parla: lloron, che sarebbe il nostro piagnone ma in italiano ha tutto un altro suono. (La canzone si intitola La llorona , è una canzone folk messicana quindi ne esistono molte versioni, per tutti i gusti).
Ma scusate, mi perdo. Quindi sono qui, depresso e col futuro che è un buco nero. Allora in un momento che il morso si allenta capisco che ho bisogno di aiuto, che da solo non ce la faccio, che l’orgoglio ti fotte. Sono andato dal mio medico, gliene ho parlato, lei mi ha prescritto una visita al Centro di Salute Mentale, io ci sono andato, mi sono seduto davanti ad una psicologa e ho detto “Buongiorno, mi chiamo Alberto e sono depresso.” Nei film a questo punto c’è un gruppo di persone che dice “Ciao Alberto!” ma lì c’eravamo solo noi due quindi lei mi ha detto “Mi racconti”.
Ho raccontato tutto e mentre raccontavo sentivo la depresiun che diceva “No, non puoi dirlo, tu devi stare solo con me, se lo dici è un guaio” ma si sentiva il panico nella sua voce.
Ora è più di un anno che vado ogni tre mesi a trovare la mia dottoressa, prendo ogni giorno una pillolina di serotonina che mi aiuta a non sentire l’ansia ho ricominciato e vedere i colori, a sentire la musica, a scrivere, e sono arrivato qui…
Quello che voglio dire a chiunque si senta come mi sentivo io è che non c’è nessuna colpa né vergogna nello stare male, che l’orgoglio che ti fa dire “Io non vado da uno sconosciuto a raccontare i cazzi miei” è in realtà un’altra arma della depressione. È importante anche parlarne, dire alle persone “In questo periodo sono depresso”. La depressione si alimenta di senso di colpa e di vergogna, se ne parli si depotenzia.
Da soli non se ne esce, si sta male e si fanno stare male le persone intorno a noi. E se la si lascia libera di lavorare poi non passa più.
Io oltre che scrivere ascolto, molto. Se volete contattarmi vi rispondo volentieri.
Ho scritto questo peana perché da quando sono stato male ho iniziato a guardarmi intorno con occhi diversi, e mi sono accorto che ci sono tante persone che stanno o iniziano a stare male e che pensano che chiedere aiuto sia svilente.
Mia mamma, che ha il dono della sdrammatizzazione e della sintesi, ogni tanto mi chiede “Quando hai il prossimo appuntamento dai matti?”
scriviamoci … la mia è un serpentello che striscia silenzioso, a volte ritorna nella sua tana a volte riemerge, mai sibilando ossessivamente, ma leggera e tenace.
certo, quando vuoi
Certi argomenti possono essere trattati solo da chi ha il buon senso di farlo con grande tatto e garbo.Tu ci riesci bene
grazie, i tuoi commenti sono come vincere lo strega :-)))
La cosa meravigliosa è che c’è amore anche tra queste righe…tra le parole che raccontano questa “bestia”. Grazie Alby, sei un matto pieno d’amore!!!
Gracias rubia, soy un loco de amor!
Meraviglioso.Conosco bene l’ argomento e concordo. Io ” dopo” ho scritto due libri.
Dopo averlo scritto ho scoperto che diverse persone che conosco ne hanno sofferto, bisogna parlarne
Due anni fa che ero ancora giu, parlando a proposito della mia malinconia, del presagio triste che vivevo e del terapeutico bisogno di vivere la nostalgia ancor prima di essermi allontanata, per scavare e scavare e prepararmi, amavo quella consapevolezza disperata nella solitudine. Sapevo che era un gran lavoro, necessario. Fumavo l’ultima sigaretta allo sportellino della persiana,che era freddo, guardando nel buio le palme e amandole, come amavo il profilo della pensilina di casa. Ho nella testa esattamente tutte quelle sere, nel silenzio. Anche quando, di giorno si intensificava il lavoro e mi passava tra le mani la vita dei miei, poi di Chiara e allafine, la mia, con una serie di sorprese sorprendenti! Dicevo, parlandone sommessamente con Chiara per non farla dispiacere, che era lontana, o peggio farla sentire in colpa, per non essere li a darmi una mano, eperche mai, pensavo, lei mi disse che almeno stavo parlando di malinconia, di scavo, di un lavoro pur nello struggimento dell’elaborazione di un dovere, di una necessita’ o di un maledetto gioco del destino. Le risposi che mi aiutava proprio l’essere ad Arcile, in un luogo in balia degli elementi naturali, del silenzio, era l’ideale. Questo mi permetteva di parlare di malinconia, di sofferenza, anche se borderline alla depressione. Una lotta. Lei mi disse che tantissimi erano i suoi coetanei in preda alla depressione, consapevoli o meno ma di sicuro le famiglie all’oscuro, che non erano capaci di parlarne e che il fenomeno era ed e’ molto presente. C’e’ in generale, volendo uscire dal mio racconto personale, un senso di spaesamento come da tanto tempo dico ad Enrico (staccati come siamo dal paesaggio e dai luoghi in cui ritrovare il pensare, ascoltare e fare “anima” sempre parafrasando Enrico), che ci interroga. Quello che dici riguarda tanti e sopratutto nel contesto urbanizzato nel tempo delle citta’, come ce lo siamo dati, quel tempo e quel vivere, anche come modello di pensiero… quando sono arrivata capisco, quanto mi sia incazzata perche’ nessuno cerca piu nessuno e che sembri una cosa normale. E che non c’entra il Covid. Per carita’ e ora c’e’ la pandemia e’ un fatto, ma si potra’ rimediare. Facciamoci del bene! Questa sospensione non e’ male. Io in lookdown c’ero gia da un po’. Ti tengo nel cuore e non vedo l’ora di romperti le balle.
La pandemia e’ il lato evidente della bestia.
si…. 🙁