È difficile descrivere con le parole le sensazioni che si provano la prima volta che si sbarca in Sicilia. Per quanto mi riguarda le sensazioni sono rimaste le stesse anche nelle altre quattro volte che ci sono sbarcato Se capisco bene i miei amici siciliani credo sia lo stesso anche per chi ci vive o ci è nato e ci torna, il meraviglioso non finisce mai.
Non sto parlando di folclore, a volersi accontentare Donna Sicilia è brava come poche ad imbellettarsi e ricoprirsi di strass e lustrini. Si tratti di una spettacolarità da fiera di paese, o di una processione religiosa colorata e fracassona, dietro alla quale si cela però una religiosità antica pregna di animismo e paganesimo, lei dà ad ognuno ciò che ognuno vuole trovare, ma la sua anima misterica rimane celata.
Se non ci si accontenta e si inizia rispettosamente a fare la sua conoscenza, si inizia a sentire il peso della sua lunga storia, non dilavata da una modernità superficiale e sterile ma ancora tutta presente. Perché in Sicilia capita che vedi una vecchina seduta davanti ad un portone ad ogiva in legno scuro che la incornicia perfettamente, delicatamente vai da lei e le chiedi se puoi farle una foto e lei ti risponde quasi scusandosi “No, picchì mi scantu”(no, perché mi fa paura). Perché il tempo, in Sicilia, scorre diversamente.
Mi successe quindi la prima volta che sbarcai, era un pomeriggio d’agosto e percorrevamo in macchina la piana che da Capo Passero porta a Lentini. Io guardavo dal finestrino la luce abbacinante e quasi materica che avvolgeva ogni cosa e all’improvviso, forse mossa dal mio sincero senso di meraviglia, lei mi concesse di vedere. E io capii in un istante che era da quella luce che nasceva tutto, da quella qualità di luce, intensa, solida, antica. Sentii finalmente sulla pelle Verga e Pirandello e Sciascia e Capuana e Camilleri e tutti gli scrittori siciliani che amavo. Seppi che tutto nasceva da quella luce, la letteratura, la lingua, i sapori, i suoni, la storia. Che quella luce era imprescindibile se si voleva capire la Sicilia, che quella luce apparteneva a lei e solo a lei, che era unica e senza tempo come lei.
E l’ultima sera della mia permanenza, seduto ad un tavolino nella meravigliosa piazza di Palazzolo Acreide, Donna Sicilia mi salutò con la sua luna più grande, proprio sopra alla piazza. E io fui sicuro che in quell’istante, da qualche parte, c’era Ciaula che la guardava.
Non un racconto, bensì un ritratto…
Bello: grazie 🌌 🌋 🌌
Grazie, detto da una siciliana vale triplo
Sembri un innamorato
Lo sono, della Siciia ci si innamora
Amo questo racconto che raccoglie uno delle elementi impareggiabili della Sicilia: la luce.
La stessa che trovo nei tuoi racconti, lo sai
….grazie Alberto!!!
De nada querida