Oggi guidavo in città, soprappensiero come al solito, quando ho visto provenire in senso contrario un uomo su una vespa che avanzava lentamente. Aveva una polo verde e una pancia di dimensioni notevoli, con una forma che mi era familiare. E ho capito che era la stessa forma di quella del mio amico Fabione, un’anima grande e grossa con una pancia da budda.
Da quando è diventato terra in un paese lontano lo penso molto spesso, ma mai avevo avuto una nostalgia così acuta della sua pancia. Lui era la sua pancia, fin da bambino era grasso e aveva sempre fame, ma mi raccontava sua sorella che a scuola divideva sempre la merenda coi bambini che non l’avevano e poi restava con la fame e non diceva niente, altrimenti gli avrebbero detto di non farlo più.
Mangiava e rideva, quanto gli piaceva ridere e stare con gli amici. Era geometra ma non lavorava, con il suo amico Fabio (eh sì…), un genietto dell’elettronica (anche lui adesso terra in un diverso paese lontano), per un periodo avevano messo su una scalcagnata ditta di impianti elettrici, che per sembrare professionali dicevano cable e socket e circuit così i clienti sentendo l’inglese capivano di aver a che fare con due che sapevano il fatto loro.
Poi Fabio se n’era andato in Brasile e Fabione aveva iniziato a scivolare su un piano inclinato alla fine del quale c’era una botola aperta. Lui scivolava e scivolava e pareva non curarsene, poi quando ha visto la botola aperta ha capito che non ci voleva cadere e così con il suo amico, che scivolava con lui, hanno fatto domanda per un lavoro in Mozambico.
Si sono messi a studiare portoghese e l’ultima sera eravamo tutti a casa di un’amica che per uscire si scendeva una scala interna, e c’era la solita baracca e il solito casino, tanto che ad un certo punto Fabione se n’è andato in silenzio perché il giorno dopo partivano. Io me ne sono accorto e sono rimasto in cima alla scala a guardarlo scendere, poi aprire la porta e sparire.
Poi lui in Mozambico si è sposato con un’italiana con la quale ha fatto una figlia di una simpatia unica, la prima volta che l’ha portata in Italia, in treno lei saltava da una retina portabagagli all’altra come una scimmia. Quando è tornato in Mozambico ha trovato che la moglie era andata a vivere con un altro, poi è tornata in Italia con la piccola e per tutto il resto della vita di Fabione lei ha fatto di tutto per rendergliela difficile.
Ma Fabione era Fabione, e allora aveva costruito dighe e ponti e scuole e portato acqua dove non c’era e preso tre volte la malaria e l’epatite C e un incidente in jeep che si era sfasciato una gamba. Ma non bastava, e così si è messo con una donna mozambicana che viveva con la madre, i figli avuti prima e la sorella più piccola.
E lui si è portato a casa tutta la tribù, li ha mantenuti tutti, ha fatto studiare i ragazzini e mandato all’università la cognata che era molto promettente e poi ha aperto un negozio di parrucchiera per sua moglie, che era una baracca di lamiera con tre sedie e gli aggeggi che si trovavano lì per acconciare. In cambio di tutto questo Fabione, quando aveva un giorno libero, andava nella peluqueria di sua moglie, si sedeva come un sultano su una sedia oversize apposta per lui, si faceva fare il pedicure dalle ragazze e poi stava lì, con la sua pancia e il suo sorriso, a bere cerveja e fumare mentre lumava le mulheres che sua moglie pettinava.
Però nella vita non basta essere buoni per vivere bene, e così l’ex moglie italiana ha iniziato a far graziosamente notare alla figlia che suo padre spendeva un sacco di soldi per dei negri che neanche erano figli suoi e i soldi li toglieva a lei che era l’unica vera figlia (per la quale lui aveva peraltro sempre pagato regolarmente gli alimenti).
Così la figlia ha iniziato a venire sempre meno a trovarlo quando lui veniva in Italia apposta, e poi ha dovuto cambiare lavoro e lo pagavano in valuta locale così invece che venire in Italia una volta l’anno doveva risparmiare tre anni per un biglietto aereo, e l’ultima volta che è venuto in italia sua figlia è venuta a trovarlo solo per una giornata, poi non ha più voluto parlargli. E così quando la botola si è riaperta, stavolta sotto forma di un’infezione polmonare, Fabione ci si è lasciato scivolare dentro, senza neanche provare a puntare i piedi.
Al funerale c’erano cinque persone, ma noi qui gli abbiamo fatto una festa in giardino dove abbiamo chiamato tutti quelli che gli volevano bene e anche i suoi amici vecchi prima di noi e abbiamo riempito gli alberi e le siepi con foto di lui da ragazzo fino a uomo e chi era sparso per il mondo l’abbiamo chiamato con Whatsapp e gli abbiamo fatto vedere il giardino.
E siamo rimasti a parlare di lui fino a che non ha fatto buio, e le foto erano diventate foglie.
Tenera,vera e struggente.