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Notte
Una storia di sillabe e assenze

Mentre mi preparo per uscire la radio trasmette “Notte” di luciodalla e subito il ritornello, quello che fa“abadibidù”, mi si fissa in testa.

Esco di casa e mi avvio a piedi, la notte è calda e cammino volentieri.

Passo vicino ad un taxi, fermo con i finestrini aperti, e la radio dentro all’abitacolo trasmette “Notte”. L’“abadibidù” che esce dal taxi si somma a quello che ho in testa e diventa “abadibiabadibiabadibidù”, inizia ad essere un po’ impegnativo.

Continuo a camminare pensando alla notte, pensando a luciodalla che non c’è più, pensando che la testa mi si sta ovalizzando e che adesso è un ovale vuoto dove le sillabe “aba” e “dibi” rimbalzano sulle pareti liscie e creano combinazioni strane, riverberi asimmetrici ed echi zoppicanti.

Poi improvvisamente sento in testa, lontano,  il verso “secca come la testa di una noce / notte senza più voce” e mi si secca la testa come una noce e diventa una camera anecoica che si mangia tutti suoni.

Cammino verso casa nella notte muta, ripasso davanti al taxi immerso nel mio silenzio ovattato. Il tassista sporge la testa dal finestrino, mi guarda e vedo le sue labbra muoversi e capisco che dicono “aba dibi aba dibi aba dibi”.

Raccolgo le sillabe con le mani e proseguo verso casa, la notte è quasi finita e penso che luciodalla mi manca, allora lancio con forza le sillabe verso il cielo, magari lui è lì sopra che fluttua e se gli passano vicino le raccoglie.

2 Commenti
Vecchi
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Cicci coniglio
6 anni fa

E che posso dire? Conosci il mio immenso amore per Lucio…magari mi sarebbe piaciuto scrivere qualcosa del genere. Ma sono assolutamente sicura che Lucio, tra i suoi amati Angeli, ha apprezzato!

Silvia
6 anni fa

Delizioso