Il ragazzino porta una maglia a righe, calzoni corti e ha i capelli arruffati. Pedala furiosamente sul suo triciclo da un capo all’altro della terrazza stretta e lunga, emettendo strida a ripetizione.
Indossa un cinturone con la fondina, dentro una pistola giocattolo. Ogni tanto si ferma, estrae la pistola, esclama a voce alta “Sono Ringo! Sono Ringo!”. Poi spara tre colpi, rinfodera la pistola e riprende a pedalare e ad emettere i sui versi.
Sono le due del pomeriggio di un assolato agosto, nei 25 metri quadri del mio appartamento fa un caldo infernale.
Sono davanti al lavello e sto squamando il pesce, le grida del ragazzino mi penetrano nel cervello e gli spari della sua pistola fanno uno schiocco secco che viene subito smorzato dall’aria umida, troppo umida. Cerco di concentrarmi sul pesce, mi fisso sugli occhi, glauchi e spenti.
Una volta ho visto un porno di serie Z e c’era una scena corale, nella quale vecchi pornoattori dal fisico sformato, sullo sfondo, praticavano stanche fellatio ad uomini dall’erezione quantomeno improbabile e poco più in forma di loro. Alcuni indossavano corregge di cuoio. Lo sguardo che avevano negli occhi era uguale a quello che ha il pesce, ormai completamente squamato, che giace nel mio lavello.
Il caldo non molla, il ragazzino nemmeno. Mi allontano dalla cucina, quando torno indosso un paio di pantaloni da rodeo in cuoio, una giacca con le frange sul torso nudo, un cappello da cowboy sformato e un cinturone. Inizio lentamente a riempirmi la bocca di squame. Mi passo le mani sul viso e sul collo e sento già salire l’odore del pesce.
Esco sul terrazzino inondato di sole e l’odore aumenta, mischiato al sudore che inizia a colare.
Strizzo gli occhi nel sole abbacinante. Alcune squame si sono depositate sulle palpebre, muovo gli occhi per sentirle. Quelle che tengo nella mia bocca hanno un sapore disgustoso, mi si attaccano al palato, ma non mi interessa.
Fisso il ragazzino che non mi ha ancora visto, sento che la pelle inizia a tirarmi.
Poi mi vede e si ferma. Ci fissiamo come in un duello, lui con la sua stupida maglia a righe e i capelli storti, io con le gocce di sudore miste a squame che mi colano sulla fronte, lungo il collo e sul torace.
Sono quasi pronto, il ragazzino mi fissa con un’espressione vagamente ebete, io con la bocca impastata e la lingua coperta dalle squame sibilo “Sono io Ringo!”.
Estraggo la pistola, la carico, e faccio ciò che è giusto.
Al di là del bene e del male . Di certo non banale
Grazie Lali, la mia parte oscura…
(io però su typee non l’ho visto) direi: fino al vestito da cowboy molto bene, ma poi perché si riempie la bocca di squame?
Perché è uno squilibrato: sono pochi tocchi precisi, quelli che lo dimostrano.
Surrealmente raggelante.
Nonostante il caldo che si sente.
Lo trovo di alta qualità: la psicopatia del protagonista ai delinea lungo il corso della narrazione in modo sempre più netto.
Non mi stupisce che abbia avuto pochi voti: va di moda la melensaggine, ma la crudezza ha altrettanta parte nell’animo umano.
Grazie Ory, evidentemente piace più la mia parte soave che quella fottuta :-)))
Lo ricordo. Sono certa di averlo anche votato e ben commentato. Ma davvero non era piaciuto? A differenza di OrientaleSicula mi meraviglio moltissimo.
Con grande abilità affronti il tema del disagio mentale, e con velata ironia spiani il confine tra la sanità e la follia.
Il ragazzino non è morto, è in una comunità per disabili, e io sono qui. Però quel giorno d’estate o davo mano libera a Ringo oppure davvero “lo sparavo”