Sono seduta nella mia macchina, parcheggiata sotto alle tribune deserte dello stadio, è notte e non so che cosa fare della mia vita.
Sono una donna fortunata, mi dicono, una donna fortunata che non si rende conto di esserlo. Ho sposato un uomo buono, che mi vuole bene e non si accorge che non mi vede. Ho tre figli ormai grandi, un lavoro, una casa confortevole e sono una bella cinquantenne, fidatevi.
Gli uomini mi guardano e qualcuno mi fa il filo ma io a fare la casalinga disperata non ci sto. Però lo sono. Cerco di convincermi che fortunata lo sono davvero, ho tante cose che molte donne non hanno, non ho semplicemente il diritto di non essere contenta.
E però non lo sono. È questo che mi fa incazzare, il fatto di essere prigioniera del mio stato di donna fortunata, il fatto di stare male e di non poterlo dire, di non averne il diritto.
Allora apro la borsetta e tiro fuori la mia scatolina magica. Dentro c’è una lametta in acciaio chirurgico, un set di sterilizzazione e dei guanti sterili. Mi tolgo le scarpe, alzo la gonna, lì dentro alla mia macchina, e scopro l’interno delle cosce, decorato da un reticolo di sottili cicatrici. Metto i guanti, disinfetto, prendo la lametta e con lentezza e precisione aggiungo un altro percorso alla mappa della mia rabbia fredda.
Come sempre mi sento subito bene, sto ad osservare il sangue che dalla ferita scende nella parte più morbida della coscia e che si deposita sulla garza che tengo poco più in basso. Il mio respiro si è fatto un po’ più pesante, sono eccitata ma non è un’eccitazione sessuale, è molto meglio. Mi lascio andare sul sedile e chiudo gli occhi, assaporando quel momento di estasi. Poi metto via tutto, abbasso la gonna, rimetto le scarpe, accendo il motore e torno a casa.
Ieri mio marito si è accorto delle cicatrici. Per caso perché da tanto tempo non mi guarda, in particolare nell’interno delle cosce. Non mi ha fatto nessun effetto che se ne sia accorto. Ha reagito come se si fosse trattato di un richiamo sessuale, mi ha guardata tra l’intimorito e l’eccitato, una bella novità giusto quel tanto perversa. Non mi ha fatto nessun effetto.
Lui non ha capito che quelle cicatrici sono la chiusura definitiva, sono la grafia del mio disagio, sono l’unica cosa veramente mia, l’unica per cui nessuno può riuscire a farmi sentire in colpa. Non ha capito nulla di tutto questo, non mi ha fatto nessun effetto.
Sono una donna fortunata, almeno così mi dicono. Ho sposato un uomo buono, che mi vuole bene e non si accorge che non mi vede. Ho tre figli ormai grandi, un lavoro, una casa confortevole e sono una bella cinquantenne, fidatevi.
Gli uomini mi guardano e qualcuno mi fa il filo ma io quello che ho da dire lo porto scritto sul corpo, altro da dire non ho.
Ora vado, ho la cena da preparare.
Terribile e immediato – come un colpo di lametta.